Un mondo nel cuore, riuscire a esprimerlo con le parole

Un uomo capace di raccontare storie di uomini e donne, con un’apparente semplicità e una sottile ironia che fanno da facciata ad una profondità immensa.
Vorrei condividerle tutte, ma è stata la sua versione di Geordie che un giorno,
per caso, mi presentò Fabrizio De Andrè.

Salvate le sue labbra
salvate il suo sorriso
non ha vent’anni ancora
Cadrà l’inverno anche sopra il suo viso
potrete impiccarlo allora.

Né il cuore degli inglesi
né lo scettro del Re
Geordie potran salvare
anche se piangeranno con te
la legge non può cambiare.

Così lo impiccheranno con una corda d’oro: è un privilegio raro
Rubò sei cervi nel parco del Re
vendendoli per denaro.

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2/01. Memories

aMi ricordo della mia infanzia con te come se fosse finita ieri, come se ancora parte di me fosse rimasta incastonata in quegli anni, mentre un’altra parte è cresciuta, è andata avanti, ha superato ed è cambiata.
Conservo però, nitide, le voci e le parole. Posso sentire ancora le tue mani calde e buone che mi prendono il volto quando vedono che qualcosa non va, che un qualcuno o un qualcosa di cattivissimo ha fatto rattristare la piccola Gioia.

Sento ancora il profumo del tuo ROMA, di Laura Biagiotti che inebriava una stanza quando vi entravi, e che regnava sovrano nella tua auto.
Ogni regalo e ogni parola spesa per me, erano segno di solo e puro amore. Ricordo il tuo sorriso contagioso, la tua allegria, il tuo umorismo, la tua serietà e la tua eleganza, la tua gentilezza e disponibilità, eri capace di diventare amico anche con le pietre della strada. Sei in questo, e lo sarai sempre, il mio più grande esempio.
Ricordo la gioia immensa che provavo quando accadeva, ogni tanto, che mi venivi a prendere a scuola. Ricordo la tua stanchezza quando dopo il lavoro ritornavi a casa, era tanta ma mai abbastanza da riuscire a negarti la forza di prendermi in braccio e farmi saltare in aria per poi riprendermi. Ricordo le carezze sul divano, luogo di carezze e coccole, e di promesse. Mi chiedevi, se quando saresti stato malato e vecchio ti sarei stata vicina, e se un giorno, quando non ci saresti stato più, io avrei fatto le preghierine per te. E io, che ero solo una bambina rispondevo sicura: ”Certo!”.
Ripensandoci mi spaventa pensare oggi a quelle cose così serie che dicevi a me, piccola e ingenua; non so nemmeno perché le dicevi, ma so solo che quel giorno e quelle preghiere sono arrivate troppo presto.
Ricordo i viaggi con te, pochi ma bellissimi. Avrei voluto che ce ne fossero di più. Tutto avrei voluto che durasse di più, che non sembrasse ora, a distanza di anni, quasi un breve ma intensissimo sogno, da cui d’ improvviso qualcuno mi ha svegliata e che ogni volta che mi addormento spero di ripetere, di rivivere, ma non è mai più tornato. Mi sforzo e mi impegno anche nel ricercare un ricordo brutto, in cui mi hai fatto del male, mi hai fatto piangere: non ne trovo. Niente, zero. Non c’è davvero mai stato, perché per te ero intoccabile e insostituibile, e tu lo eri, lo sei per me.
Vorrei riaverti, per poter rivivere ancora tutto ciò che abbiamo vissuto ma anche per poter vivere tutto quello che invece non c’è stato, per poterti far vedere come sono cresciuta e come sono diventata , per chiederti i mille consigli e farti mille domande che non pongo a nessuno ma tengo per me. E’ chiaro che non posso, non posso scegliere di cambiare quella che è stata la mia vita e la tua, non posso far tornare indietro il tempo, ma posso scegliere di ricordarti, sempre, e di non dimenticare mai.

”E guarda con orgoglio chi sostiene anche le guerre che non può,
guardami affrontare questa vita come se fossi ancora qui,
anche se la vita come tu te la ricordi,
un giorno se ne andò con te.”

 

Nella tasca a destra in alto

La morte di una persona cara è un dolore inenarrabile.
È qualcosa che esplode in pieno cuore, che lascia attoniti prima, devastati dopo. Ogni volta è simile ad un crollo: è il proprio mondo a crollare, quel bisogno di abbracci che resterà insoddisfatto, quei consigli che fingevamo di non sentire, ma che poi mettevamo in pratica forse anche inconsciamente, quella voce che non sentiremo più. Del dolore provato si ricorda solo un fiume salato di lacrime che non immagini nemmeno di aver dentro, che rompe gli argini e viene fuori con inaudita violenza. I giorni seguenti non sono differenti, il pianto è continuo… In questi casi, non si riesce a fare altro.

“Stai piangendo per te stessa lo sai vero? Non è per la persona che hai perso che piangi, ma per il tuo dolore, per quella che sarà la tua vita senza di lei, perché non ti potrà più aiutare, non correrà da te al primo tuo cenno, perché sai che non la rivedrai mai più. La morte va accettata e il pianto è necessario, ma non dobbiamo trattenere la sua anima con le nostre lacrime. È vero, la persona che hai tanto amato non c’è più, ma tu puoi rendere la sua vita eterna nei ricordi, puoi mantenere viva la sua voce ricordando i momenti in cui ti parlava. Non aver timore, non la dimenticherai. Ti basterà chiudere gli occhi, cercare il silenzio e ti sembrerà di sentirlo parlare al tuo fianco.
Non possiamo morire insieme a chi ha dovuto lasciarci, è nostro dovere vivere per mantenere in vita la sua anima qui, nei nostri cuori.
Bisogna vivere per continuare il suo lavoro, mettere a frutto i suoi insegnamenti, devi vivere affinché sia orgoglioso di te, devi sorridere a te stessa e alla vita, perché è quello che avrebbe voluto per te e che continuerà a volere, solo da un’altra dimensione.
Perché la morte, non è una fine, è una trasformazione, un nuovo inizio altrove, una rinascita. Non piangere per chi hai perso, accettare la sua assenza significa comprendere il ciclo della vita e crescere emotivamente. Stai piangendo solo per te stessa e non devi contenere il dolore, lascialo uscire, ma non forzarlo. La vita è solo un continuo cambiamento, un perdersi, per ritrovarsi altrove.

 

Compresi allora che tutti coloro che avevo visto sì piangere, ma poi riprendere a vivere la propria quotidianità con forza e coraggio, non stavano affrontando la morte con superficialità. Anzi. L’avevano compresa e continuavano a portare la vita nel cuore: la propria e quella di chi non c’era più.

Un qualcosa che non si vede nè si sente,
lo riesco a percepire mi proteggerà per sempre.
E io non posso scegliere di essere con te come immagino,
ma è stato magico il mio stato d’animo,
mi hai fatto crescere in un attimo,
abbi cura di splendere.

Sempre sarete.

Vent’anni.

Ma tu non sei cambiata di molto
anche se adesso è al vento quello che io, per vederlo,
ci ho impiegato tanto filosofando pure sui perché.

Ma tu non sei cambiata di tanto
e se cos’è il piacere ora lo sai,
potrai capire i miei vent’anni
allora e quasi cento adesso capirai.

Perché a vent’anni è tutto ancora intero.
Perché a vent’anni è tutto chi lo sa.
A vent’anni si è stupidi davvero
quante balle si ha in testa a quest’età.

 

Ho imparato a sognare,
che non ero bambino
che non ero neanche un’ età.
Quando un giorno di scuola mi durava una vita
e il mio mondo finiva un po là. 

C’era chi era incapace a sognare, e chi sognava già.

L’insostenibile pesantezza dell’apparire.

Estate, festa, musica, leggerezza, ebrezza e gioia. Vivere anche un solo mese d’estate e vacanza, a vent’anni, è come prendere un respiro profondo di vitalità, di giovinezza. Con la consapevolezza che queste sensazioni non torneranno più, che combatteremo tra qualche anno per viverle ancora, ma non saranno più totalmente nostre. Qualcuno diceva che il mondo appartiene ai giovani. Forse aveva proprio ragione.

Ma qual è il senso dell’essere giovani oggi? Per me essere giovani in fondo significa dare un significato (N.B. : quello proprio e giusto, non quello materialista e deviato) al “carpe diem” oraziano: vivere con la sola consapevolezza del presente, non pensando troppo allo sconosciuto futuro o al breve passato, assaporando di questo presente ogni attimo a pieno. Sono giovane, voglio sentirmi tale, vivere ogni momento di questa mia età.

Questo vale (spero non solo) per me. Ma ogni giorno rimango frustata e perplessa nel vedere che per tutti gli altri ciò che conta non è vivere e sentirsi giovani, ma APPARIRE giovani. Una gara sotto gli occhi di tutti, in cui ognuno vuole uscirne vincitore. Ci si affanna per dire agli altri “Guarda quanto mi sto divertendo” – “Guarda che bello il posto dove vado in vacanza” – ” Guarda io e il mio partner quanto ci vogliamo bene”. Sì, è chiaro che parlo dei social network.

Alcuni di questi per me hanno realmente un’ utilità e fanno parte di quel processo di progresso positivo, ma mi rendo conto che essi davvero raramente sono sfruttati nei limiti di ciò che servono, nella maggior parte dei casi li vedo come immense inquietanti gabbie, trappole. Una volta entrati, si è naturalmente indotti a mettere in mostra per forza tutto, abbeverandosi in maniera ossessiva di likes e visualizzazioni, divenendo schiavi senza purtroppo rendersene conto. Sottolineo che io, osservo da fuori tutto questo assolutamente non perché sia migliore di altri che vi sono dentro, ma perché ho avuto la semplice fortuna di non esserci mai entrata. Mi auto-impedisco di far parte della gabbia solo perché dall’esterno posso vederla come tale. Chi vorrebbe mai entrare in una gabbia legato con catene indissolubili fatte di convenzioni e gare a chi ha la vita più bella?? Sono convinta che anche io, se iniziassi ad utilizzare di più i social network, proverei molto piacere nel condividere tutte le cose belle della mia vita: perché ad ogni umano piace essere invidiato o ammirato. É umano e non biasimabile come atteggiamento, ma siccome in questo caso si può scegliere di minimizzarlo, preferisco fare questa scelta. Perché mi accorgo quanto è estremamente triste vivere per forza, in ogni luogo, in funzione degli altri. Perché so che una persona non è e non può essere solo quella che viene postata, attraente simpatica e sempre felice, ma ha tanti difetti vizi e imperfezioni , vive come tutti di ansie e paure. J-ax a proposito dice: ” Niente paura è tutta scena, lui si sente solo come te. Lei si sente brutta come te. A volte tremo come te.” E così come noi, anche la nostra vita é variegata, e per quale motivo dovrei far credere di vivere solo momenti di gioia , rinnegando quelli brutti, che sono altrettanto fondamentali e forse anche più influenti sulla nostra persona?
Forse io invece sono poco giovane e troppo pesante, ma ho fatto questa scelta, e queste sono solo le mie ragioni.

Cose noiose, ti scoccia che te ne parlo,
vorresti essere a un tavolo con la boccia nel ghiaccio.
Tutti così estroversi,
dove conta più esserci che divertirsi tanto.
Cercando un punto fermo,
qualcosa che sia per sempre,
siamo pieni di tutto però non lasciamo niente.
Non sarei così noioso se non mi sentissi così solo,
che ci faccio qui cosa c’entro con loro?

Umani, troppo umani

Non c’è verso di cambiare ciò che siamo.
Siamo umani, tanto diversi tra noi quanto uguali.
Siamo imperfetti, ma ricerchiamo tutti la perfezione.
Siamo deboli, ma anche il più forte e duro tra gli uomini, soffre e ha paura.
Infine, siamo buoni e siamo cattivi, siamo la contraddizione più grande.

Troverai una persona buona, allegra, gentile e disponibile con tutti, che è realmente così; conoscendola nel profondo però, scoprirai che anch’essa ha i suoi difetti, le sue brutture interiori, i suoi dolori , le sue paure, i suoi demoni. E dopo, troverai una persona cattiva, non ti ispirerà né fiducia né simpatia, ma scoprirai che anche in lei c’è un piccolo malnutrito desiderio di bontà, di affetto, di tenerezza. Dopotutto chi siamo noi per stabilire chi è buono e chi è cattivo? Nessuno. Eppure sempre, nel conoscere nuove persone, siamo portati a suddividerle in questo modo. Non dobbiamo farcene una colpa, questo ragionamento è ingenito e naturalissimo, perché è semplicemente -appunto – umano. L’umanità è fragilità e fortezza, bontà e cattiveria.

Come la luna, che mostra la sua parte più luminosa e bella, ma nasconde sempre un lato oscuro, e se vista da vicino ha tante imperfezioni: così ognuno di noi ha le sue luci e le sue ombre, le sue meraviglie e i suoi demoni.

I want to hide the truth,
I want to shelter you
but with the beast inside,
There’s nowhere we can hide.
No matter what we breed,
we still are made of greed
this is my kingdom come,
this is my kingdom come.

L’amore. Il resto è nulla.

Ci siamo arrivati per caso o qualcuno ha voluto che fossimo qui: siamo su questa Terra. Possiamo sapere esattamente il come, ma forse non conosceremo mai il perché. Molti potrebbero dire: ”Il perché semplicemente non c’è”. Ognuno la pensa come vuole ma io il mio perché l’ho trovato e che sia giusto o sia sbagliato è il mio, ed è l’amore.

Non esiste persona su questa pianeta, nemmeno quella più cattiva e maligna, che non lo nutra almeno per qualcuno. E’ l’unica cosa forse, tra le mille diversità, che accomuna tutti: lo può provare chiunque, il ricco imprenditore di New York e il piccolo ragazzino delle favelas, perché l’amore è gratuito e non chiede mai niente in cambio.

L’amore, inteso come bene profondo e incontaminato, vero e puro. L’amore di una madre o di un padre verso il proprio figlio,  ma anche di un nonno o una zia. L’amore di una moglie o di un marito ma pure l’amore che provi per un tuo sincero amico. Sono tutte forme di amore, non tutte è detto che durino per sempre o che addirittura ci siano, ma la cosa davvero importante è darlo, almeno a qualcuno, non riceverlo.

E’ l’amore l’unica cosa che permette all’uomo di lasciare un segno, un ricordo positivo di sè su questa Terra. Non a caso l’ amore che una persona ti ha donato è anche l’unica cosa che ti rimane di lei quando questa non c’è più: ”Conosci un altro modo per fregar la morte? – canta Ligabue-  L’amore conta.”

Ed è vero. Perché ciò che conta nella vita non è la meta, quella è una ed è la medesima per tutti.  Ciò che alla fine della vita avrà reso il viaggio di ciascuno di noi migliore rispetto a un’altro, non sarà la quantità di persone conosciute, di meriti ricevuti, di soldi accumulati, di successo raggiunto, ma la quantità di legami stretti, di bene voluto, di amore donato.

Così diventa tutto piccolo,
anche le notti là in America.
Ti volti e vedi la tua vita
come la scia di un’elica.
Ma sì, è la vita che finisce
ma lui non ci pensò poi tanto,
anzi si sentiva già felice
e ricominciò il suo canto.
Te voglio bene assaje